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ASSOCIAZIONE PALIO DELLE CONTRADE DI SAN SECONDO

costituita da:

 

CONTRADA BUREG DI MINEN

Dopo che le truppe milanesi di Lodovico il Moro distrussero, nel 1482, il castello e il borgo di San Secondo, seguirono giorni cupi, i  Rossi erano stati  sconfitti, ma non cancellati. Giovanni, figlio primogenito di Pier Maria, diseredato dal padre, tornava finalmente a San Secondo, iniziando un'opera di recupero e valorizzazione del Borgo, che avrebbe portato il casato, dopo qualche decennio, a riproporsi nello scacchiere politico militare europeo. Giovanni fa rimettere a nuovo i magazzini antistanti la rocca e ricostituisce una guarnigione a difesa del paese. Una grida obbligava il conferimento di "una per annum,in ragione di una biolca di terra coltiva":

I Un minen di grano appena trebbiato non oltre il mese di luglio, tre fiasche di fortana, pronta ad essere servita non oltre il mese di aprile,

due sacche di biada per li cavagli e anche fieno e  paglia per l'inverno,  una gallina, un'anatra e un coniglio per il sostentamento dei soldati,

una spalla de  animale, ben stagionata. Ben presto le sorti del casato si risollevarono,  buoni matrimoni legarono i Rossi alle maggiori famiglie nobili, facendo prosperare il Borgo. I colori della contrada sono il rosso ed il verde.

 

CONTRADA CASTELL'AICARDI

Due potrebbero essere le origini del nome della contrada di Castell'Aicardi: la prima la farebbe derivare da Aicardo potente signore del luogo nel X secolo, la seconda da Castrum Cardi cioè accampamento fortificato presso il cardo. Nel gennaio del 1482 Ludovico il Moro, nominato governatore di Parma, da ordine al suo esercito di portarsi all'assedio di San Secondo. Pier Maria II, nonostante l'età, tiene testa all'infuriare delle artiglierie nemiche e con ardite sortite obbliga l'assediante a retrocedere oltre il Taro (morto) ed il Parola. Successivamente ferito, si ritira a Torrechiara dove morirà l'anno stesso, lasciando alla difesa di San Secondo il figlio Guido. Contro la Rocca, il 18 agosto 1482 muovono le truppe comandate da Tommaso Conte di Saluzzo, contrastate da Guido Rossi che li attacca presso Castell'Aicardi. Esisteva a quel tempo un terrapieno  che proseguiva fino ai "Sabbioni" e Guido raccolte tutte le forze possibili, mette i contadini a presidiare l'argine  portasi poi  nei pressi della "Torre"ad attendere i milanesi. Lo scontro fu durissimo, gli invasori  colti di sorpresa,  cercano di sfondare le difese, ma un'accanita difesa  dei contadini impedisce alle truppe nemiche di scavalcare il terrapieno .  Per tale ardimento le genti di Castell'Aicardi ottengono grandi riconoscimenti dai Rossi di San Secondo. Qualche mese dopo i milanesi, raccolte nuove forze, riescono ad espugnare la rocca il 12 ottobre 1482. I colori della contrada sono viola e verde.

 

CONTRADA DRAGONDA

La notizia che i Veneziani erano ormai giunti a Casalmaggiore risalendo l'Eridano con le loro navi, viene annunciata dal messaggero inviato da Pier Maria II allo Sforza di cui era a servizio. Ludovico il Moro arma la flotta fluviale di stanza a Cremona ponendovi al comando il Rossi. Sulla galea del comandante garrisce la bandiera col leone rampante del casato rossiano. A prua una polena di aspetto terrificante tiene tra gli artigli  un nastro dorato con inciso il nome "DRAGONDA". Due leoni, per coraggio e per valore, si sarebbero scontrati in battaglia: il leone rossiano ed il leone dell'evangelista Marco, simbolo della Serenissima Repubblica veneta. Pier Maria comanda le artiglierie di puntare su Casalmaggiore, mentre lui sarebbe sceso lungo il Po in attesa del momento propizio. Sul far della sera la galea del "Magnifico" è a Sacca di Colorno dove  attende la notte. Nell'oscurità Pier Maria fa spostare la flotta verso lo sbocco del canale, ed alle prime luci del giorno successivo, ordina l'attacco. Le artiglierie da terra cominciano a bombardare Casalmaggiore. I veneziani si difendono tenacemente e l'ammiraglio Quirini da ordine alle navi di lasciare il porto. Trovano però lo sbarramento della flotta milanese che li chiude in una morsa di fuoco. Era il 6 giugno 1448 e Pier Maria tornava vincitore nei suo possedimenti sansecondini.   I colori della contrada sono il blu e il giallo.

 

CONTRADA DEL GRILLO

La contrada del Grillo prende nome dall'omonima locanda  che nel 1522 ospitò i festeggiamenti, durati molti giorni, a cui partecipò Giovanni Medici con la sua compagnia di ventura. Giovanni era venuto a difendere i possedimenti della sorella Bianca Riario, rimasta vedova del Marchese Troilo I,  insidiata dai  Rossi di Corniglio che avanzavano diritti ereditari sulle terre sansecondine. I Rossi di Corniglio discendono da Guido, strenuo difensore della Rocca nel 1482 ed erede di Pier Maria II dopo che il padre  aveva diseredato il primogenito Giovanni.  Giovanni andò in Francia ed il figlio Troilo I fu al servizio dei francesi. Quando Luigi XII conquista Milano sconfiggendo il Moro, riconsegna il territorio sansecondino a Troilo. Bernardo e Filippo dei Rossi di Corniglio raccolte ingenti truppe occupano alcuni castelli. Giovanni dalle Bande Nere lasciata Cremona sbaraglia il nemico e recupera la terre in nome della sorella. Entrava in San Secondo assieme a Pietro Aretino che prudentemente aveva lasciato Roma dopo la morte di  Papa Leone X. Da  quel momento Giovanni e Pietro restarono amici inseparabili e la locanda del Grillo divenne il loro covo preferito dove trovarono connivenze e favori. I colori della contrada sono il bianco ed il viola, come i colori della prima insegna di Giovanni Medici prima che diventasse nera dopo la morte dello zio Papa Leone X.

 

CONTRADA PREVOSTURA

Il nome della Contrada trae origine dalla nuova Prevostura fatta costruire al confine col «Buregh di Minén» sul quale si affaccia il l'arco d'ingresso che guarda la Rocca, da Giovan Battista Anguissola, che, giunto a San Secondo, lui di nobile casato, trovò sconveniente che i Prevosti dimorassero nei ristretti locali attigui alla Chiesa della Beata Vergine Annunciata vicino al vecchio cimitero. Fece costruire un nuovo palazzo sull'angolo tra il borgo lungo e il borgo prevostura, un grande giardino all'italiana recintato  da un alto muro proteggeva la tranquillità del prelato. All'interno del palazzo aveva fatto costruire una cappella privata, facendovi  trasportare la pietra dell'antico altare della Pieve di San Genesio. Sul muro del giardino fece erigere un'edicola con l'effige affrescata di una madonna a cui si rivolgeva durante le sue passeggiate di preghiera.  La  strada grande (ora Via Roma) che porta dalla piazza della chiesa alla rocca,  attraversa la contrada congiungendo l'antica via romana con  il castello dei Rossi. I colori della contrada sono il bianco ed il nero.
 

CONTRADA TRINITA'

Nel 1450 Pier Maria II fa costruire l'oratorio  dell'Annunciazione, prospicente l'antica piazza del mercato e successivamente la eleva a parrocchia togliendo importanza alla Pieve di S.Genesio e S.Maria delle grazie di San Secondo vecchio.

Il Borgo si ampia e si sviluppano i commerci  lungo l'asse viario romano che fronteggia la chiesa.

Nel XVII secolo viene costituita la confraternita per il Riscatto degli schiavi sotto il titolo della SS.Trinità in un altare della parrocchiale. Successivamente i confratelli decidono di costruire un oratorio, lungo la via grande e dedicarlo a S.Luigi Gonzaga, ove poter celebrare le loro liturgie.

La Chiesa collegiata e l'oratorio di S.Luigi costituiscono il cuore della contrada, ed il cuore vitale del paese.

 I colori della contrada sono il bianco ed il rosso, con la croce dell'Arciconfraternita della SS. Trinità a ricordarne le origini.